lunedì 19 maggio 2014

23 MAGGIO 2014 Manuel De Falla - Siete canciones - Patrizia Campa





Manuel de Falla, nato a Cadice nel 1876 e morto ad Alta Gracia, Argentina, nel 1946, è il più grande  compositore spagnolo dei tempi moderni ed il maggior esponente dell’espressionismo musicale. Le sue composizioni per chitarra sono identificate come pietra miliare per la nascita della chitarra moderna classica, sia per il loro utilizzo timbrico sia per avere conferito una sorta di rinnovata nobiltà allo strumento.

Allievo di Felipe Pedrell, fu da lui invogliato all’approfondimento del patrimonio musicale autoctono iberico ed influenzato nell’aspetto evocativo ed organizzativo formale. La sua personalità lo spinse ad essere un perfezionatore instancabile.

Grazie alle sue opere da camera, nel corso della sua carriera ricevette diversi premi e riconoscimenti, come il concorso di composizione indetto dalla "Academia de Bellas Artes" con l'opera "La vida breve" nel 1906; tuttavia, l'opera non viene rappresentata nonostante il premio ne prevedesse l'esecuzione, allora Falla decide di lasciare Madrid per recarsi a Parigi.

Qui entra in contatto con i compositori più illustri dell’epoca, guadagnandone la stima, quali Dukas, Ravel e Debussy. Quest’ultimo gli indica la strada maestra da seguire per lavorare sulla raffinatezza timbrica e gli suggerisce la riscoperta  del cantejondo, di cui la sonorità della chitarra rappresenta l’espressione strumentale massima.



Durante gli ultimi mesi del suo soggiorno parigino, nel 1914, De Falla scrisse un’importante opera per voce e pianoforte: “Siete canciones populares españolas”, rilasciate poi nell’ateneo di Madrid l’anno successivo, in omaggio a Turina. La prima esecuzione vide alla voce Luisa Vela, accompagnata dall’autore stesso al pianoforte. Secondo la testimonianza di Maria Lejarraga , la prima fu un fallimento inaspettato: ". ... sono stati ricevuti da lui [il pubblico] con apparente freddezza, cortesie un po'sprezzanti ed assoluta incomprensione". Probabilmente il pubblico di Madrid aspettava qualcosa di più "internazionale" e meno "pittoresco" di un De Falla cosmopolita,

di ritorno da Parigi con i riconoscimenti del successo de “La vita breve”. Ben presto, però, i brani acquistano enorme popolarità, affermandosi come il più diffuso e migliore dei lavori di De Falla.




 Le Sette canzoni sono opere d'arte originali, squisitamente modulate, in cui i dettagli raffinati non mettono in secondo piano il significato degli antichi valori profondamente radicati nella cultura popolare.


Il preziosismo e la minuziosità dell’autore fanno si che le linee melodiche di derivazione folkloristica, opportunamente rimodulate, possano essere abbellite con un insuperabile accompagnamento dall’apparente semplicità, ma capace di trasformare il brano popolare di per sé semplice in un oggetto di culto universale.


Ispirati alle diverse regioni della Spagna, i sette brani che compongono la collezione costituiscono un insieme equilibrato ed omogeneo, un mosaico in cui ogni tessera viene inserita in modo accurato e armonioso nell'intero complesso. Le Siete canciones populares españolas, dedicate ad Ida Godovska (consorte del famoso pittore José Maria Sert, amico di De Falla) non sono state pubblicate fino al 1922 e fu un tale successo che si diffuse rapidamente e diede il via alle solite trascrizioni. 
Ascolta questo brano





Tutte le canzoni sono presentate nella tipica forma del lied, ma nella versione per violoncello e pianoforte di Maurice Marechal aggiunge la sezione coro e distico, ancora una volta per spostare il tema nell’ottava superiore al violoncello, prima della fine della coda . Un'altra variante è il trasporto di ogni canzone un tono più in basso, per fornire maggiore possibilità espressiva al violoncello.



 





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